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Anno nuovo, vita nuova, propositi nuovi!

Sono destinati a durare lo spazio di un mesetto (scarso, per alcuni di noi…) eppure questo è il momento in cui tutti facciamo grandi elenchi di buoni propositi, di modalità lavorative, di crescita eccetera eccetera.

E’ un momento buono per chi (come noi) ha un punto di contatto con i propri lettori, vuoi che sia un blog o una community di altro genere: basta scrivere “7 buoni propositi per l’anno nuovo” ed ecco che magicamente il post viene diffuso viralmente. Sette, mi raccomando: tre son pochi, dieci son troppi, per avere successo virale proponiamo 7 “tricks” per il 2017.

Eppure l’obiettivo, il buon proposito, lo scopo dell’anno che va a cominciare secondo me potrebbe essere uno. Uno soltanto!

Come, un solo proposito? Sì uno solo, ma importantissimo: ricominciamo (o cominciamo, se non lo abbiamo mai fatto prima….) a fare bene il nostro lavoro. Non a farlo al meglio, non a farlo come possiamo, non  a farlo con la buona volontà, ma proprio a farlo BENE.

Certo, insieme a questo proposito per il 2017 nascono due corollari: dobbiamo essere pronti a essere estremamente autocritici nei confronti del nostro operato (parte difficilissima) e dobbiamo essere impietosi (professionalmente parlando) con chi il proprio lavoro lo fa male, mettendo a repentaglio anche il nostro.

Fare BENE quello che dobbiamo fare, farlo sempre meglio, poter dire, qualsiasi sia il mio lavoro operatore ecologico, barista, magazziniere, direttore di banca, manager “io questo lavoro lo faccio BENE”. Quanti lavoratori incontriamo che non fanno bene il loro lavoro e nascondono la scarsa funzionalità dello stesso dietro la crisi?

Per tutto il 2016 ho osservato i professionisti che mi circondavano e mi sono accorto che pochi, veramente pochi facevano BENE il loro lavoro; faccio qualche esempio, così vediamo se riesco a farmi capire.

Insieme ad alcuni amici siamo nel direttivo di una piccolissima squadra di basket locale: al momento di ordinare le divise per i nostri mini-atleti, una parte arriva quasi subito (parvenza di lavoro fatto bene) ma circa un terzo dell’approvvigionamento tarda: cominciano le scuse, i rimbalzi di responsabilità, la crisi, ti faccio lo sconto e tutte le litanie del caso. Le divise ultime sono arrivate il 27 dicembre, con i campionati iniziati già da due mesi; attenzione in questo caso il lavoro è stato fatto male tre volte: per il ritardo, per la mancata gestione dell’emergenza e per la scarsissima volontà di aiutare un cliente che comunque aveva già pagato in anticipo.

Ancora, a volte a fine settimana mi trovo con amici in un piccolo bar del paese: un aperitivo, due chiacchiere. Il bar è sempre meno frequentato e guardandomi intorno vedo vetri non proprio immacolati, tavolini sbeccati, i quotidiani sono spariti dal bancone, gli aperitivi languono tra un’oliva e due patatine del discount all’angolo. Il padrone-barista abbozza “ehhh, con questa crisi”. Non viene sfiorato dall’idea che stia facendo MALE il suo lavoro.

E ancora, gli assicuratori (molto presenti tra  i miei committenti) sono vincolati dall’obbligo formativo annuale; la norma è del 2006, compie quindi 11 anni quest’anno, eppure molti e molti di loro restano sordi alle proposte ed alle offerte ed alle informazioni che passano per tutto l’anno su tutti i canali informativi (miei ma anche e soprattutto di altri) salvo telefonare disperatamente il 23 dicembre, a volte anche il 27 “…sai, scusa, mi sono accorto che mancano le ore certificate….. ora come facciamo?” facendo male il loro lavoro (perchè dovresti almeno sapere la normativa che regola il tuo mestiere) e cercando di spingerti a fare male il tuo per trovare una soluzione che è più un escamotage.

Insomma, molta parte di quella che volgarmente chiamiamo CRISI secondo me è cronica incapacità di far BENE il proprio lavoro. Ed è il buon proposito che mi pongo per il 2017: uno solo, chiaro, definito e facile da seguire. E che propongo anche a voi, quale linea guida anti crisi: fate BENE quello che fate.

Fate BENE quello che fate e pretendete che le persone che vi circondano (fornitori, clienti) facciano BENE il loro lavoro.

Non smettete mai di studiare e di prepararvi, ogni lavoro ha bisogno di un aggiornamento continuo.

Prima di guardare il denaro (il guadagno) chiedetevi se fare quella tale operazione, quell’incarico, quella committenza alzano la vostra qualità o perlomeno la lascia inalterata: so che una buona fattura ingolosisce e spesso serve per pagare le bollette, ma  lavorare male è come il lato oscuro della forza: se cominci una volta non smetti più.

Prendetevi il giusto tempo: il presto spesso è nemico del bene

Confrontatevi con il vostro cliente o committente, ascoltatelo: fare quello che è giusto per lui e che a lui sia veramente utile è già un gran passo per fare BENE il vostro lavoro.

Siate pronti a perdere del denaro e a perdere dei clienti: consideratelo un investimento per il futuro; oggi può essere difficile, ma sopravviveranno a questi tempi ingarbugliati solo quelli di cui si potrà dire “bhè certo che lui fa proprio BENE il suo lavoro….”

Buon 2017 !


P.S.

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