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“Organizzazione, tecnologie e capitale umano sono le tre leve su cui agire se un’ azienda vuole migliorare la propria posizione competitiva sul mercato. Vale maggiormente nelle fasi di difficoltà vale nei periodi di crisi. Mentre all’organizzazione e alle tecnologie si presta maggiore attenzione, non è sempre così per il capitale umano.”

Su linkedin (www.linkedin.com) ho trovato questo magnifico spunto, e ringrazio Teresa Chiarella per averlo condiviso con questa semplicità. E’ vero, le aziende e le persone che le guidano (i titolari d’impresa, se parliamo di una realtà piccola, i responsabili HR se parliamo di aziende corporate) hanno una attenzione scarsa o bassissima per le proprie risorse umane: investono in tecnologia (a volte a sproposito…) investono in razionalizzazione della struttura di lavoro, ma le persone che lavorano vengono sempre per ultime.

Ha forse ragione Frank Merenda che dalle pagine del suo autorevolissimo blog (www.frankmerenda.com) prende in giro, con il suo stile diretto e senza peli sulla lingua, una certa fetta del mondo della cosiddetta “imprenditoria” , tutti quelli che pensano che in un certo settore dello sviluppo aziendale, quello formativo, per intenderci, il fai-da-te sia l’arma migliore, e in fondo ascoltare chi si è preparato per migliorare e far funzionare il lavoro delle risorse umane (quasi sempre reti di vendita) sia tempo e denaro inutilmente sprecato. Frank Merenda ha le idee molto chiare sul perchè le aziende non valutino nel modo giusto le azioni formative sulla propria rete  “Alla gente non piace sentirsi dire che sbaglia qualcosa : se vuoi stargli simpatico è meglio che gli dici che le loro scarse vendite siano colpa dei clienti, dell’azienda stessa, del direttore vendite, della crisi, del mercato”

Se uniamo queste due visioni del mondo della formazione otteniamo un concetto interessante, che a me personalmente ha chiarito molte cose. L’impresa, rappresentata dal suo titolare, dal suo direttore generale o dal suo responsabile HR, non ha tra le priorità quella di migliorare la preparazione delle proprie risorse umane, né nel campo della tecnica né nel campo puramente commerciale: l’azienda non progredisce tanto quanto gli investimenti tecnologici e organizzativi farebbe presupporre e chi la dirige non capisce perché. Il professionista della formazione che inciampa in questa situazione è portato, per non perdere il lavoro, per pigrizia o semplicemente per forma mentale, a allinearsi con le idee aziendali, spostando il focus del problema in esterno all’azienda e non ottenendo, così, i risultati sperati. Chi sbaglia? Siamo in uno scenario dove sbagliano tutti, e nessuno ottiene un guadagno. L’azienda continuerà a sottovalutare l’importanza di avere un personale “formato” nel settore di competenza. I dipendenti dell’azienda continueranno a sentirsi sottovalutati e poco considerati, rendendo ancor meno di quanto la scarsa preparazione permetterebbe. Il formatore lavorerà male, con l’unico scopo di compiacere l’azienda e senza ottenere un risultato formativo degno di nota. Il formatore certamente non vedrà confermato il proprio incarico nel futuro, perché miglioramenti non ne sono arrivati.

Fine, vissero tutti infelici e scontenti. Come interrompere questo circolo vizioso? Possiamo farlo spettando semplicemente che gli uomini di impresa capiscano quanto sia importante fare formazione e sperare che vengano proprio da noi per farla?

Credo che ancora una volta la soluzione sia una soltanto: proporre alle Imprese una formazione

  • PERSONALIZZATA cioè ritagliata sugli obiettivi aziendali
  • UTILE che non si limiti alle teorie in voga nel momento ma diventi strumento di lavoro immediato
  • EFFICACE quindi immediatamente eseguibile da tutti
  • MISURABILE in grado di dare risultati tangibili e stabiliti27

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One Comment

  1. www.mbkm.net | Voilà le ROI
    27 Gennaio 2016 at 9:46

    […] Nel mio incontrare aziende e singoli commerciali intendo il ROI in due modi diversi, opposti e speculari tra loro: l’azienda che investe in formazione e vuole sapere quanto questo gli renderà nel corso del tempo e il commerciale “libero battitore” che analizza il proprio lavoro e perde per strada alcuni parametri importanti. Non voglio tediarvi oggi con il triangolo imprese-formazione-ROI, ne abbiamo parlato un poco in un nostro vecchio post. […]

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